Nella vita può capitare di doverci privare di alcune cose che ci piacciono. Pensiamo ad esempio alle rinunce legate alla mancanza di tempo, salute o anche solo a causa di problemi economici.

Nel caso specifico la privazione è stata motivata da una scommessa, ebbene sì, che prevedeva la rinuncia a bere caffè per un anno (365 giorni!). Potrebbe sembrare una prova semplice, sebbene legata ad un vizio, ma è devo ammettere che è stata abbastanza ardua, sopratutto nella fase iniziale.

Non avevo mai provato a interrompere drasticamente una routine, ma amo le sfide e, tutto sommato, ho valutato che questa prova poteva avere anche degli risvolti positivi. L’ho vista infatti come un buon modo per sperimentare una rinuncia oltre ad essere disciplinato e costante nel portare avanti l’impegno preso.

Prima di iniziare ho voluto stimare quanti fossero i caffè da me consumati in un anno. Nel conteggio ho considerato i caffè in cialde consumati a casa, quelli della macchinetta dell’ufficio e infine quelli del bar e ristorante. Ottenuta una stima realistica ho voluto anche tradurla in soldi, sebbene la scommessa prescindesse da questo aspetto.

Di seguito il conteggio dei caffè consumati dal sottoscritto nel corso di un anno:

  • 500 cialde (0,50€ cad)
  • 150 caffè da distributore automatico (0,35€ cad)
  • 100 caffè al bar (1€ cad)
  • 80 caffè al ristorante (2€ cad)

Se contassimo 3 caffè al giorno sembrerebbero numeri contenuti ma a livello aggregato i numeri acquisiscono un peso abbastanza significativo. In un anno perveniamo ad una stima di caffè circa 830 caffè, per un costo complessivo di oltre 560 euro. La cifra non è trascurabile, che poi possa definirsi alta o bassa dipende dalla sensibilità di ognuno.

Non appena ho condiviso i risultati con l’ideatore della scommessa e con gli amici questi sono rimasti colpiti e mi hanno fatto notare che con quella cifra si potrebbe comprare un iphone nuovo ogni anno, oppure pagare parte delle utenze domestiche o metà dell’assicurazione auto.

Morale un’amica ha affermato che smetterà di bere caffè, giustificandosi che in fondo la agita e non la fa dormire. Un altro amico sta pensando di dimezzare la quantità e piuttosto fare un qualche pranzo in più al ristorante.

Ho creato dei mostri, e pensare che nei conteggi non ho nemmeno considerato i caffè offerti ad altri e quelli consumati dai familiari. Se lo avessi fatto, forse anche altri avrebbero deciso di rinunciare ad un vizio in funzione di altri beni o servizi. D’altronde considerato che le risorse a nostra disposizione sono limitate l’unica soluzione è una riallocazione delle stesse in funzione delle nostre priorità.

Soddisfatto di aver vinto la scommessa, personalmente ho ripreso a bere caffè, in fondo la vita è fatta anche di piccole gioie quotidiane.

Lorenzo Beccati